Saturday, 18 February 2012

one last shot of dopamine to stay unscathed

4 comments:

The morning breeze. Twilight by the ocean. The waning moon. Students excercising at dawn. Students walking down the university alleyways. Asako-chan walking on her own. The colours of the medina, and the smells coming from the market downtown. My african clothes. People smiling at you, people cheating you. People begging you. People.
That I had in mind when we first left Dakar, heading to the North. That was what I wanted to remember. But something had changed when we went back, that last day. The empty streets in the university. Restaurants shut down. Police patrolling. I didn't take it too seriously when somebody had warned us before we left Dakar. I didn't believe it would come to this. For people seemed just so happy living their own lives.
I was wrong. The demonstrations degenerated. People died after the clashes with the police.
My only relief was I knew the Italian media were too focussed on bullshit, the bloody ship plunging to the bottom of the sea, people freaking out because it was winter and, yes, it was being cold and snowing...so at least I knew my family and friends wouldn't know anything and get worried about me.
A few days to the presidential elections in Senegal, and the demonstrations and violence go on. I didn't believe it would happen here, the state of the poet president. Rise up, Senegalese people...  

La brezza mattutina. Il crepuscolo sull'oceano. La luna calante. Studenti che si allenano all'alba. Studenti che inondano i viali dell'università. Asako-chan che cammina solitaria. I colori della medina, e gli odori provenienti dal mercato. Il mio vestito africano. Gente che sorride, gente che prova ad imbrogliarti. Gente che ti supplica. Persone. 
Questo avevo in mente la prima volta che abbiamo lasciato Dakar, diretti verso nord. Queste sono le cose che volevo ricordare. Ma qualcosa era cambiato quando tornammo, quell'ultimo giorno. I viali dell'università deserti. Ristoranti chiusi. Pattugliamenti della polizia. Quando ci avevano avvertiti, prima che partissimo da Dakar, non avevo preso la cosa troppo sul serio. Non immaginavo si sarebbe giunti a ciò. Perché le persone mi sembravano così felici e prese dal vivere le proprie vite. 
Mi sbagliavo. Le proteste erano degenerate. Delle persone erano morte in seguito a scontri con la polizia. 
Il mio unico sollievo era la sicurezza che i media italiani erano troppo presi da stronzate per dare la notizia, con la loro nave del cazzo sul punto di precipitare verso il fondo del mare, e la gente sconvolta perché era inverno e faceva freddo e nevicava...e così almeno ero certo che i miei familiari e amici non avrebbero saputo e non si sarebbero preoccupati per me. 
Ad oggi mancano pochi giorni alle elezioni presidenziali, e gli scontri continuano. Non credevo sarebbe successo qui, nel Paese del presidente poeta. Coraggio, popolo senegalese...

Tuesday, 14 February 2012

beautiful fragile

2 comments:


L'Africa mi destabilizza ad ogni visita. Mi lascia sopraffatto da sentimenti contrastanti, spreme la mia fragilità emotiva. E anche per questo, ogni volta vado via con un profondo senso di gratitudine. Per quanto possano ferire, non ho mai saputo rinunciare a farmi scuotere dalle emozioni. Ogni emozione repressa è persa per sempre, e non si avrà una seconda possibilità di viverla.
Non c'è barriera linguistica che regga alle espressioni di gioia, sorpresa, paura, curiosità, offertemi in quei pochi giorni. Le parole diventano superflue, quando senti che conta solo ciò che si è. E quello che siamo sono le nostre azioni, non le nostre parole, a determinarlo.


Africa makes me feel unsteady each time. It leaves me overwhelmed with mixed feelings, and squeezes my emotional fragility out. And this is also why I leave with a feeling of gratitude each time. Despite they can hurt, I've never been able to give up being shaken by emotions. Each repressed emotion is lost for good, and there'll be no second chance to live it again.
There's no linguistic barrier that can stop the expressions of joy, surprise, fear, curiosity, offered to me during those few days. Words become unnecessary, when you can feel that what you are is what really matters. And what we are is determined by what we do, not by what we say.